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“Dove ti vedi fra un anno?”

“Non ho idea di cosa farò domani, figuriamoci fra un anno!”

Ok, la canzone non ve l’aspettavate, non è da me. Ma si, mi è sempre piaciuta. E da stasera ha un suo perché, come tutto il resto, comprese quelle cose che ancora non ho capito. E dopo stasera/stamattina il numero di queste cose è aumentato di brutto.

Una di quelle serate cominciate per sbaglio, come mio solito. Ma stranamente stavolta è stato tutto un susseguirsi di “colpi di scena”.

E’ partito tutto con la chiamata di Serena di oggi pomeriggio: “Guarda io non riesco a venire ed è inutile che vieni fino a quassù a prendermi per poi dovermi riportare. Esci tu con lei, tanto poi ci vediamo domani.”.

E va bene. Ci può stare. Non abbiamo mai parlato, e ci siamo visti un totale di cinque ore in tre serate diverse. Ma io non mi faccio questi problemi. Magari lei si…

Arrivo da lei, sale in macchina ed andiamo al Gioia per la solita serata concerto. Con la differenza che a me del concerto importava poco niente stavolta. O almeno, ero partito con l’idea di ascoltare l’ultimo gruppo, ma le cose son cambiate strada facendo. Abbiam cominciato a parlare. Di tutto. Veramente di tutto. Non ricordo di aver mai parlato così tanto con la stessa persona di così tante cose diverse senza il minimo legame fra loro. Ricordo l’inizio, si parlava di ex. E ricordo la fine. Si parlava del futuro. E’ tutto quello in mezzo che mi preoccupa. Siam passati dal Gioia al lungomare di Civitanova, al porto, fino agli scogli. E si è fatta l’alba lì, sugli scogli. Guardando l’orizzonte.

Che si sa, io non son propositivo. E passare l’ottanta percento delle volte a rispondere “Fai tu, ti seguo.” stasera mi ha portato solo bene devo ammettere. E stasera la mia ultima affermazione è stata messa a dura prova da questa situazione. Troppe cose in comune, veramente troppe. Troppi pensieri uguali e troppe reazioni simili. Troppe ideologie condivise e troppi doppi sensi pensati in contemporanea. Troppa roba anche per me devo ammettere.

Dalle dieci di sera alle otto di mattina. E l’alba sugli scogli è stata bellissima devo ammettere. Fosse stato per me non l’avrei mai vista, ma per l’ennesima volta devo dar ragione al mio istinto. Dieci ore consecutive a saltare da un argomento all’altro con una facilità quasi innaturale. E più e più volte ho avuto la sensazione di stare esagerando. Ed ognuna di queste volte alla domanda “Sicura che non ti rompo?” la risposta è stata sempre “No.”. Seriamente, son stato messo a dura prova devo ammettere.

La riaccompagno alla porta, la saluto e la guardo rientrare. Mi giro. Guardo la macchina. Brividi lunga la schiena.

“Cazzo sono le otto! Se babbo o mamma se so svejati e non me trovano in camera stavolta me cacciano serio!”

Un anno, quattro mesi e un giorno. Il due agosto duemilatredici succederà qualcosa. Se non è il due sarà il tre. E qualcosa succederà sicuramente. Il tempo ha sempre funzionato e stavolta non ha fatto eccezione. Ci ha messo un botto di tempo, ma è arrivato. Questo forse è quello che cercavo.

Ora posso iniziare a guardare verso qualcosa!