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“No desire for interaction, i am lost
Inside this web, I am caught
Aware of these distractions, I am not
Closing my eyes, to original thought
I can’t control my ideas, it owns me now
Absorbed into the world of inside out”

 

Non programmo (informaticamente parlando) da ormai tre anni. Dopo quel progetto sulle reti neurali.

Da quando ho realizzato che si può programmare un cervello umano ho atteso un’idea che meritasse di essere chiamata tale. Tale da poter essere sviluppata e programmata. Ormai son passati tre anni e sinceramente di idee ne ho viste sempre di meno.

Che poi anche avendo qualche idea, in un periodo come questo non penso sarei riuscito a scrivere una riga di codice decente.

C’è stato un tempo in cui mi facevo quasi schifo da solo per l’ottimizzazione e la compressione che riuscivo a dare ai sorgenti, sia miei che di altri. Per non parlare della parte del bug-fixing.

Madonna come devono andare le cose…

E che dovrei farci io ora con tutto quello che ho fatto per arrivare qua? Anzi, ancora meglio: che ci faccio qua?

In tutto ciò la neve non mi permette di allontanarmi da casa. Qua non riesco più a starci. Non per più di due giorni a settimana. Mi manca casa Bianchetti-Lisella-VariEdEventuali. Ma anche là non riesco a starci per più di quattro giorni a settimana. Fortuna che il resto del tempo lo passo in macchina.

Quando mi prendono ‘sti momenti mi verrebbe voglia di duplicarmi solo per potermi vedere mentre mi prendo a schiaffi. Uno come me (com’ero una volta) ridotto a vedersi così. E realizzare che qualunque cosa faccia per tentare di cambiare quello che mi gira intorno e per andare avanti si trasforma nell’ennesimo buco nell’acqua.

Mi spiego perché mi riusciva meglio dialogare con i computer piuttosto che con le persone…