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Ho ritrovato l’altro mio diario ieri sera. Quello fisico intendo, di carta e scritto a mano. La versione zeropuntouno, in altri termini.

Ed è andata a finire come pensavo. Ho fatto le cinque di mattina leggendo quello che ero da dodici anni fa fino al quinto mese con Lei.

La verità è che rileggendo com’ero ai primi anni di questo diario, ora come ora me ne vergogno. Ero veramente un coglione (si, molto più di ora). Però andando avanti ed arrivando a quando avevo quindici, forse sedici anni, una parte di me si è sentita in colpa verso un’altra parte di me, ormai dimenticata.

Mai e poi mai quel sedicenne avrebbe pensato di diventare così.

Di essere sopraffatto da tutto quello che avrebbe passato, e di rimanerci sotto. Di non riuscire a tirarsi su, nonostante il suo passato. Anzi, di fare proprio il contrario. Cioè di lasciarsi cambiare dagli eventi, dimenticando i suoi obiettivi e quello che voleva fare. E come voleva farlo soprattutto.

Quel sedicenne sapeva cosa fare, e voleva farlo. Ma non aveva modo. Doveva aspettare. Ed ora che il tempo è passato è cambiato tutto. Ora questo venticinquenne non sa che fare, ne da dove cominciare a trovare qualcosa da fare.

Tutto il resto è rimasto invariato: è sempre il solito sognatore, fiducioso nel prossimo e che, per questo, puntualmente ci rimane fregato. Accanito ascoltatore di Musica che tenta di diventare un batterista. Tenta di rimanere aggiornato per poter diventare un programmatore. Fuma e beve indipendentemente da tutto e tutti. E sa come vanno le cose, ma quando cerca di farlo capire a chi gli sta intorno riceve solo batoste morali. A volte anche fisiche devo ammettere.

Dovrebbero scriverci un libro, potrebbe essere un buon romanzo a sfondo comico.

Quella lettura mi ha riportato a bomba nel presente. E non ci ho dormito per continuare a guardarmi attorno da quell’ultima pagina scritta.

Il quinto mese con Lei. Nel duemilaotto. Di Maggio.

Ho cercato di riprendere tutto quello che fosse successo da lì fino a ieri. Non ci son riuscito, troppa roba. Un vuoto di qualche anno, e poi ricomincia da qua, su wordpress. E questo è il mio diario duepuntozero. In versione globally shared.

Cambiasse qualcosa poi…

Ormai son dieci giorni che ascolto sempre quel cd. Quello degli Yersinia Pestis, il gruppo di Manzetti. Quella sera era l’unico cd che avevo in macchina. La sera del sette. E da lì non l’ho più tolto. E nemmeno qua dal pc. Non pensavo che risentirlo in quelle condizioni avrebbe cambiato completamente quelle cinque canzoni. E che di conseguenza quelle cinque canzoni fossero la colonna sonora del mio tuffo nel passato.

Quelli che erano partiti come Loki’s Dream, diventati poi Hounds of Metal, trasformatisi poi in Nukers e qualche tempo dopo in Chrome, ora non esistono più. Un pezzo è andato ai Last Rebels, uno è negli Yersinia, un altro fa rockabilly, mentre gli altri si son persi in giro. Uno rimane qua davanti a scrivere stronzate. Ma devo ammettere che l’idea che mi ero fatto era esattamente questa, degli Yersinia. E’ così che avrei voluto fare musica. Queste cinque canzoni rendono esattamente la mia idea musicale.

Mi verrebbero da scrivere molte altre puttanate, ma preferisco lasciar perdere qua. Anche perché non riesco più a far filare due pensieri di seguito.

Ma quel cazzo di sette aprile non potevo starmene a casa?

Quanto vorrei poter incontrare il me del passato, il sedicenne, per dirgli: “Salve. Si, avrai il pizzo più figo del mondo. E no, niente di quello che pensi andrà come vorrai. Comincia a farci l’abitudine da adesso, magari in futuro ce la caveremo meglio partendo già rassegnati. Se mai ti capita modo, finiscile quelle cazzo di reti neurali e lascia perdere le donne. Purtroppo le seconde hanno molto poco di meglio delle prime, ma questo già lo sai. Torna a fare quello che stavi facendo, qualunque cosa sia, e ci vediamo nel futuro. Tanto sappiamo entrambi come andrà a finire…”.

Chissà da cosa mi era partita l’idea di scrivere un diario a quell’età…