Archivio per luglio, 2013

 

Si, ci sto.

Notizia flash: ho lasciato le sigarette da qualche mese (precisamente dal venti aprile duemilatredici) in favore delle sigarette elettroniche.

Stasera ho dovuto rimettere mano a filtri, cartine e tabacco. Dopo due mesi e mezzo. E la mezza bottiglia di qualsiasicosaalcolicafossechemiècapitataatiro non ha aiutato.

Questa casa mi sta diventando stretta. Non tanto la casa in se, quanto le persone che vi son dentro. Povera mia sorella, lei non c’entra niente che è ancora piccolina (alta quasi quanto me, ma è un’altra storia).

Son quegli altri due coglioni che non reggo più.

Non sopporto più, dopo venti anni, di sentire sempre le stesse quattro stronzate in croce: “Io a ventisei anni blablabla” “Tu non hai responsabilità e blablabla” “Tu non sai fare niente e blablabla” ed altre puttanate del genere.

Il fatto che sono a questo misero punto già mi fa capire che metà delle cose che dicono non sono vere, o lo sono solo parzialmente. Altra prova lo è il fatto che non hanno una vita all’infuori del loro lavoro. Ennesima prova lo è il fatto che non hanno COMPETENZE all’infuori del loro lavoro.

Però io sono pirla. Io non faccio un cazzo perché sto davanti al pc giorno e notte. Perché io gioco. E basta. Tutto il resto non conta, tanto al pc ci si gioca solo. Praticamente è una console. Ma vabbè, l’ignoranza è la legge in questa casa, da quando ho memoria.

Passando sopra alle pecorate che ho visto da quando posso cominciare a ricordare, ce ne sono altre che non posso sostenere. Una di queste è il fatto che vengo contraddetto per il semplice (ed ovviamente comprensibile, visto le premesse) fatto che non capisco un cazzo perché io sono io e perché io ho solo ventisei anni e perché qua funziona così da sempre e perché tu non capisci niente e perché dovresti pensare a lavorare e non perder tempo che tanto sai far solo quello e vaffanculo quanto mi han rotto le palle.

Gesù cristo! Ma siam seri?

Rimarrò in questo stato di vegetatività mentale a vita se non riesco ad uscire da qua. L’unica strada rimasta era quella, d’altronde.

Zitto e magna. Appena finito torna in camera. Non uscire. Non farlo. Rimani lì e vai a dormire. Svegliati ed esci prima possibile. Se proprio devi tornare chiuditi in camera e rimanici finché puoi. Continua a “vivere” così. E non prendere iniziative. Fai quello che dicono loro. Però se sbagli mentre lo fai la colpa è la tua. Corri in camera e vaffanculo. Musica a palla. Vai a dormire. Spera di non svegliarti.

Magari…