E’ un diario, quindi la racconto. Cercherò di essere breve. Camerino sotto questo periodo diventa alcolica. Ma di brutta maniera. Dicasi anche “Festa di San Venanzio” o comunemente chiamata “Corsa alla Spada”.
Martedì: arrivo nel tardo pomeriggio, dopo che il resto della compagnia avevano già fatto due aperitivi, esordendo con la domanda “Sarà una sbornia da “Non l’ho passato” o sarà da “L’ho passato”?”. Era da “L’ha passato!”. Marco ha fatto Analisi tre. Si va al Dada per il primo giro di una lunga notte. Che rimarrà in mezzo a quelle del “ricordo poco niente di cosa ho fatto o detto”. Cena dei Mille. Tavolo blu in zona Muralto. Tiriam fuori le bottiglie nostre, tanto quelle della cena le porteranno prima o poi. Non ricordo di preciso cosa abbia bevuto o meno, fatto sta che oltre alla nostra compagnia si erano aggiunte un po’ di amiche di qualcuno. Tale “BiondaUno” e “AmicaDiBiondaUno”. Ed ovviamente c’eravamo noi, i soliti di casa Lisella-Bianchetti. Beh, il martedì è passato così, fra chiacchiere ed alcolici vari.
Mercoledì: tentativo di ripresa collettivo. Abbastanza facile, d’altronde far pranzo col vino dopo una sbornia è una cosa che ho fatto molte volte. Ci può stare. Si cazzeggia, si tenta di chiudere il progetto di Ingegneria con esito positivo. Si LoLla come solito, e si arriva alla sera. Nulla di che.
Giovedì: si, c’è anche il giovedì universitario fuso alla Corsa alla Spada. Questa è la reale notte pericolosa di queste due settimane. E il giovedì successivo, ovviamente. Il resto dei giorni è semplice selezione naturale, chi regge continua chi non regge va a morire alla Rocca. Il giovedì si concentra un quantitativo di scimmie collettive impressionante. Fatto sta che in mezzo al bordello alcolico generale ci trovo Valentina, la barista del Mattei. Con una sua amica. E muoio lì. Non ricordo altro. A parte sta tizia. E qualcosa relativo al fatto che ci ho speso quasi due ore nel dire cazzate.
Venerdì: inizio delle Matricolari Goliardiche. Ovvio che faccio un salto per salutare un po’ di gente. Ed ovviamente ci bevo su, nel vano tentativo di passare una giornata senza alcool. Avevo comunque un pensiero che mi rimbalzava in testa. C’entra una donna, forse si chiama Francesca. Ma lo ignoro. Il risveglio è stato traumatico dal giorno precedente, ma il seguito è stato peggio. Arriva Manzetti che rimarrà fino a domenica, ed ovviamente porta alcolici come ringraziamento per l’ospitalità. Colazione all’una di pomeriggio col vino cotto e qualche “panino farcito”. Non si augura. Si tenta di sopravvivere al pomeriggio per arrivare alla cena e fare un salto verso il locale dove avevano organizzato la cena Goliardica. Saluto, bevo, cazzeggio. Solite cose insomma.
Sabato: ok, realizzo che sta tizia si chiama Francesca, Valentina conferma. Ora dovrò capire perché continuo a pensare a quel giovedì senza ricordare altro che lei. Le Matricolari continueranno fino a domenica, quindi in giro incontro gente da salutare che non vedo da tempo. Alla sera suoneranno i Mortimer McGrave in piazza, quindi non si può rimanere a casa ovviamente. E poi è sabato, non c’è motivo per non bere. Valentina ci dà appuntamento in piazza. E ci ritrovo sta tizia. Realizzo cosa c’era che non andava. Cerco di essere meno stalker possibile e mi metto d’accordo telepaticamente con Valentina. Non sembra funzionare un granché bene, visto che rimango a vedere i Mortimer e perdo contatto visivo con il bersaglio. Ma me ne fotto allegramente, preferisco la musica. Ottima scusa. Finisce il concerto e ci si avvia in giro. Mi stacco dalla compagnia e parto per la ricerca affidandomi al mio infallibile fiuto. Ovviamente centro la sopracitata. In direzione di casa con un tizio sbornio. Inizia la raffica di bestemmie serali fra i rantoli di dolore da sbornia a più riprese e la sensazione di aver fatto una cazzata magistrale. Valentina mi rassicura, spiegandomi la cosa. E sembra filare.
Domenica: gli alcolici dovranno essere ridotti per la sopravvivenza cerebrale della prossima settimana. Manzetti riparte per casa appena pranzo ed arrivano mia madre e mia sorella per farsi un giro a Camelot sotto San Venanzio. Si tenta la ripresa fisica e spirituale in vista della prossima settimana.
Mi rendo perfettamente conto di come stanno andando le cose e so che non devono andare in questa direzione. Ma non riesco a fare a meno di farcele andare. Devo trovare un qualcosa che fermi questa strage. Dopo questa settimana mi rimangono una birra, la voglia di capire perché queste storie vanno sempre a finire così e quegli animali di casa Lisella-Bianchetti. Facciamoci sta birra e dormiamoci su, domani si ricomincia.